Delle varie verdure piantate subito prima dell'inverno e piantate a inizio primavera, i risultati peggiori li ho ottenuti con i finocchi, che sono rimasti piccolini e tendevano a marcire nelle foglie più esterne, con i porri, che sono restati sottili e sono cresciuti solo in altezza, e con le cime di rapa di cui ho già parlato qui e che sono quelle che mi hanno stupito di più: seminate a metà febbraio (ma evidentemente in questo clima settentrionale non è il caso, oppure dovevo prima concimare il
terreno, già sfruttato da qualche mese) erano fiorite senza buttare fuori nemmeno una fogliolina e quel poco che ero riuscita a ricavare era durissimo (ovvio: erano già fiorite). Allora ho estirpato l'estirpabile, ho zappato il terreno, l'ho concimato e ho piantato sedano e peperoni. E le cime di rapa sono rispuntate in mezzo alle altre piante, stavolta buttando fuori foglie succose da cui ho ricavato un'intera (!) porzione di cime in padella. Una soddisfazione tale, che ho deciso di riseminare le cime in un terreno concimato e con il clima attuale. Sulla confezione dei semi è scritto che si può. Vedremo cosa succede.
I finocchi e i porri, invece, non hanno fatto altro che seguire il loro ciclo naturale, e io gliel'ho lasciato fare, perché sono piante molto belle e perché così almeno ricavo i semi. Però quando poi i fiori del finocchio sono diventati gialli e li ho recisi per seccarli al buio avvolti nella carta come mi ha consigliato la mia amica riccia, le barbe mi hanno fatto venire voglia di ben altri climi, e anche se lo so che il finocchio selvatico è un'altra cosa, le ho usate lo stesso (quelle più tenere!) per la pasta con le sarde (alla milanisa) e per una variazione sul tema della Pasta c'u finuocchiu, della cui esistenza ero a conoscenza grazie a questo libro, e che ho adattato ispirandomi a questa ricetta.
(Continua)