un ennesimo, futile motivo per odiare la fiera del libro
Si avvicina la fiera del libro di Torino, che quest'anno, con la sua scelta di Israele come ospite d'onore a sessant'anni esatti dalla nakba, ha destato una controversia disarmante tra chi, giustamente, propone un boicottaggio alla fiera contro una scelta così inopportuna proprio in un periodo come questo, sempre più catastrofico per la Palestina [qui i racconti di Amira Hass: 1 - 2], e chi denunciava di antisemitismo le voci critiche: l'accusa tipica di chi vorrebbe tanto difendere i soprusi di Israele ma non ci riesce, in effetti.
Il 10 maggio, proprio in occasione della fiera, si terrà a Torino una manifestazione nazionale per la Palestina, e varie iniziative la precederanno. Spero di esserci: alla manifestazione, non alla fiera, che boicotterò nonostante l'invito -- inviato per posta elettronica dall'indirizzo dell'organizzatrice a, credo, qualunque traduttore censito da qualche parte, me compresa (ammazza lo spam!) -- a partecipare a questi incontri sulla traduzione. Su questi eventi avevo già pubblicato un articolo sotto mentite spoglie in un blog che ora sta chiudendo, quindi approfitto dell'occasione per ripubblicarlo, nel caso qualcuno cercasse un ennesimo, e di certo più futile, motivo per detestare la fiera del libro, che d'altronde è pur sempre emanazione del tetro mondo (editoriale) mainstream italiano. (Continua)








Questi giorni sono distratta, non riesco a scrivere. Ho dato molto tempo a qualche evento collaterale del
Mentre mi accingo a finire di tradurre
Ho messo le mani sul primo dei 





