reginazabo

03 Feb, 2008

resistere all'editoria

, — Inviato da reginazabo @ 18:00

Nell'ultimo mese mi sono spesso confrontata sulla resa di un particolare romanzo con una casa editrice per bambini con cui lavoro da molti anni e che generalmente tratta i testi tradotti come materiale grezzo da rivedere e da ravvedere come le sembra più opportuno per adattarlo alla sua idea del pubblico di bambini cui si rivolge: alla fine, come di frequente accade, i suoi libri sembrano scritti tutti dalla stessa mano, come testi prodotti da una distopica macchina scrivi-romanzi del Reparto Finzione di 1984.

Per la suddetta casa editrice ho tradotto nel corso dell'ultimo anno due romanzi: di questi uno era una storia d'avventura che è rimasta abbastanza indenne all'omologazione stilistica di stampo deamicisiano uscita dalle fauci della redazione -- in fin dei conti, per fortuna, il suo succo stava nella trama più che nello stile; l'altro romanzo si basa invece più sull'ironia e su una sintassi volutamente ingenua e comicamente ridondante, e qui sono sorti i problemi: mi sono sentita rimproverare perché avevo tradotto con lo stile dell'autrice invece di avvertire subito il sommo editor dell'incompatibilità di quelle sue scelte grammaticali con il "pubblico" della casa editrice. Avrei dovuto cambiare, adattare, conformare, mica tradurre. Io avevo trovato quello stile molto gustoso, e avevo fatto di tutto per mantenerlo: c'erano frasi scorrette dal punto di vista dei manuali di scrittura, certo, ma era proprio lì il  sapore della lettura, quello che mi aveva fatto ridere a più riprese a leggere il testo inglese.

Poi ho visto le bozze, e mi sono accorta che stavolta la redazione si era spinta ben oltre l'omologazione: quella c'era, in pieno, ma non contenti gli editor avevano deciso di fare tagli alle battute, di limare, levigare, e visto che si trovavano anche di intervenire dove non era necessario (finché, scelte opinabili a parte, la mia protagonista che sceglieva di diventare una pirata non si è trovata a essere un pirata). Da quella Alice nel paese dei pirati che era il libro nel testo originale, è uscito uno scialbo libro d'avventura che dovrà il suo successo a un'eventuale riduzione cinematografica. Se penso al difficile rapporto di certe autrici con le correzioni, mi auguro soltanto che nessuno racconti all'autrice del romanzo cos'è successo al suo libro in traduzione.

Spesso quando parlano della mancanza di lettori in Italia, gli editori affermano che alla lettura bisogna educare, che l'uscita dalla crisi (ma quale crisi, poi?) dipende dall'educazione dei più piccoli alla lettura. Ma se si crede che basti stampare migliaia di copie con una bella copertina sgargiante per educare alla lettura, mi sa proprio che la soluzione sta da qualche altra parte. Se un ragazzino entra in un supermercato e resta attratto dalla grafica come potrebbe esserlo da qualunque altro gadget variopinto e poi al limite legge pure le pagine in bianco e nero, senza annoiarsi di fronte all'omogeneizzato che gli viene propinato, il massimo dell'effetto è che continuerà a leggere omogeneizzati anche da adulto. Se la crisi dell'editoria verrà superata considerando il lettore, giovane o meno giovane che sia, un bovino, e producendo migliaia di copie per pochi titoli, l'effetto non cambierà: avremo un gregge di consumatori che attingono alle pile di best seller all'ingresso delle librerie e negli scaffali dei supermercati e degli autogrill, non certo una comunità di lettori critici capaci di discernere e una cultura letteraria fiorente e costruttiva. Scrive Genna:

C'è un'interiorizzazione dell'autocensura che è direttamente proporzionale al pensiero sul lettore: l'autore che ossessivamente scrive e corregge pensando che il lettore in quel punto non capirebbe, o che l'editore storcerebbe il naso. [...] bisogna resistere all'editore. Se si è consapevoli delle proprie intenzioni e si è maturi artigianalmente, il testo va difeso dagli emendamenti proposti dall'editore, che concernono quasi sempre zone di non leggibilità, ripetizioni e iterazioni volute, linguaggio che tende al poetico, involuzioni, strutture non compatibili con la linearità. E' certo che si necessita di uno sguardo altro, perché è fondamentale comprendere che l'esito letterario non coincide con le intenzioni dell'autore - ma bisogna scegliersi gli interlocutori. Bisogna che gli interlocutori editoriali comprendano e le intenzioni autoriali e le intenzioni di chi legge. In breve: bisogna dare da se stessi, in quanto autori, l'assalto a un testo che sarebbe vile in quanto reso piatto da un'autocensura ormai automatica e funebre, e che sarebbe devastato perché sarebbe seguìto come un'ombra da un testo primo fantasmatico che è stato emendato, semplificato.

 Genna ha deciso di saltare l'editoria tradizionale e di distribuire i suoi libri, anche cartacei, online. Anche io credo che per diffondere contenuti e forme che contribuiscano veramente alla vitalità della cultura la soluzione di fronte al mondo editoriale asfittico e mercantile di cui Genna parla stia nelle autoproduzioni. Campando di traduzioni, continuerò a lavorare per questo mondo, ma questa attività la prenderò per quel che è: quel che si fa per campare. Per entusiasmarmi, per commuovermi, per aspettarmi scosse drastiche nella mia griglia di pensiero, per proporre contenuti e scelte stilistiche radicali, mi rivolgerò altrove -- alla rete per le novità e, per i libri che non si ristampano perché non rende, so che la libera diffusione dei saperi ha altri strumenti che spesso e per fortuna inevitabilmente pongono rimedio alla massificazione del pensiero: penso a libreremo, e spero che di progetti come questi ne fioriscano sempre di più. L'alternativa è l'oblio.


Commenti

  1. L'unico inconveniente dell'autoproduzione è la relativa distribuzione. O si è nel “circuito” o non si ha la chance di trovare un prodotto che entusiasmi, commuova, scuota drasticamente la griglia di pensiero, et coetera.
    Boh. Non so. Ho un paio di titoli praticamente pronti e non so a chi proporli. Meglio: amerei che fossero stampati dalla mia casa editrice preferita, viceversa pensavo che sarebbe stato più coerente autoprodurre, ma poi?

    Grazie per le tue riflessioni, in ogni modo. È un piacere leggerti.

    Inviato da Sejo — 04 Feb 2008, 15:15

  2. be', Sejo, innanzitutto grazie per i ripetuti complimenti :)
    e poi: nel momento in cui un testo è online, non mi pare che il problema della distribuzione si ponga davvero -- chiunque disponga di banda veloce puo' accedere a quel testo. I problemi sono semmai la difficoltà a leggere a monitor e la promozione, ma hai visto vibrisse libri ( http://vibrisselibri.net/)? loro fanno ufficio stampa per libri che non stampano, mentre per la stampa sono varie le strade raggiungibili, da lulu a produzioni dal basso (http://www.produzionidalbasso.com/), per fare solo due esempi.
    molti dei libri che leggo in libreria non si trovano: bisogna andare e ordinarli; ma, purtroppo per molte librerie a me care, diciamocelo -- questo passo non è più necessario, visto che esistono innumerevoli librerie online. io spesso ordino libri via internet, e credo che questa tendenza si diffonderà sempre di più, quindi l'autoproduzione cartacea ha buone probabilità di diffondersi.
    quanto alla promozione, dipende da cosa si va a cercare: posso scoprire che un libro mi interessa perché è stato recensito su un giornale cartaceo, ma molto più probabilmente io, che scopro il mio mondo su internet, individuero' le mie letture preferite sui siti che seguo, e anche questa non penso che sia una tendenza mia individuale.
    non ti pare?

    Inviato da rz — 04 Feb 2008, 16:31

  3. Non conoscevo produzionidalbasso.com: grazie. Darò un'occhiata piuttosto volentieri. Un amico, già autore di qualche testo e finalista ad un paio di premi Tondelli, sta migrando dalle sue case editrici a lulu.com; gli ho appena finito una copertina. Ma Lulu non m'attira. Proprio no, onestamente. Viceversa, dovrò commissionare una statua con le tue fattezze per la dritta su vibrisselibri.net.
    Sulla Rete, invece, ho più d'una smorfia rispetto a ciò che dici. Pur essendo utente e lavorandoci da quando non c'erano i modem a 56Kb, continuo a non vederla come un luogo da cui scoprire il mio mondo. Quello è fatto di alberi, animali e libri. Di cose che posso toccare. Ma è una «tendenza mia individuale» ;^)

    Inviato da Sejo — 04 Feb 2008, 18:16

  4. Beh, siamo al solito discorso generale dell'omologazione commerciale dei prodotti "artistici". Senza scadere nel tritissimo discorso della "protezione" dei bambini da violenza, scurrilità e altre amenità simili esercitata da certe lobbies (Unione Genitori e simili), vorrei citare i terribili tagli subiti dall'anime Rupan Sansai nel suo adattamento italiano (Lupen III). Gli editor italiani, dando per scontato che il cartone fosse destinato a un pubblico infantile hanno massacrato le varie puntate con tagli di scene considerate "volgari" (le nudità di Fujiko Mine/Margot, ad esempio) arrivando a rendere incomprensibili certe puntate. Eppure, nonostante questo obbrobrio vi sono un buon numero di fan (tra i quali io) che non si sono fatti ingannare da questi sotterfugi e hanno attinto alla grande rete, non appena avutane la possibilità, per recuperare le puntate violentate e per colmare il vuoto culturale creato dai talebani censori delle TV.
    Io credo che vi saranno sempre persone che accetteranno passivamente gli omogenizzati e altre che dopo un po' li sputeranno per passare a "cibi" più elaborati, pesanti forse da digerire, ma gustosi e soddisfacenti.
    Costoro si chiamano avanguardie... tutti gli altri stanno indietro, pecore pronte a seguire il primo demagogo sulla piazza. Vale la pena preoccuparsi per loro?
    Ti racconto un episodio: entro in un supermarket del libro al centro commerciale Le Torri, chiedo alla commessa se hanno "Tideland".
    Questa mi guarda stupita e mi chiede "Ma...che cos'è?"
    Penso di aver fatto la faccia di Kermit la rana a questa risposta.
    Ebbene, dopo averle spiegato che si trattava di un libro e dopo aver appurato che non ce l'avevano sono andato a ravanare tra i vari volumi esposti, evitando accuratamente quelli troppo pubblicizzati, e mi sono trovato tra le mani una serie di chicche gustosissime che ho prontamente acquistato. Per non accontentarsi di un omogenizzato bisogna far fatica, non c'è scampo, come non c'è scampo alla legge di gravitazione universale. C'è, regola il moto nostro e degli astri e se vogliamo muoverci non possiamo prescinderla in nessun modo (finora).
    Infine un commento sulla rete: essa è solo un mezzo, interessante, utile e ricco, di ricerca e scambio d'informazioni. Non sarà mai la panacea, al massimo un buon aiuto per permettere a chi "ricerca" di collegarsi e comunicare con altri ricercatori.

    Isn't it, darling?
    P.S. ho cercato volutamente di tenere uno stile "anticommerciale". Non accetto editing al mio commento ;)

    Inviato da She' — 13 Feb 2008, 17:48