grande quaderno

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Verso altre galassie

  • March 23, 2014 6:05 pm

freeze1

Da mesi questo blog è in ibernazione, abbandonato a se stesso nel metaverso come punto di riferimento, dopo avere assolto il suo compito originario: quello di trasformare la reginazabo da un’autocrate dalla testa troppo grossa che si barcamenava a metà fra l’editoria mainstream e il do-it-yourself a un nodo di una rete sia virtuale che fisica che pian piano si libera dal peso delle parole e si perde fra i tanti meandri dell’autogestione di uno spazio.

Reginazabo continua a scrivere, e a tradurre, ma i suoi progetti sono sempre più collettivi e non hanno quasi mai bisogno di finire in un diario personale.

Ogni tanto forse infilerò qui ancora qualche racconto che sento troppo intimo per proporlo a Collane di Ruggine o ad altre, ma per il resto continuerò a pubblicare su Twitter brevi aggiornamenti su quel che mi piace o mi fa indignare.

Ma prima di mandare in ibernazione questo blog definitivamente, ecco una breve sintesi di quel che è successo in questi otto anni:

  • Ho imparato tante tecniche per coltivare e cucinare, dalla permacultura alla pasta madre. Qui tutte le ricette.
  • Ho scritto alcuni racconti e ho tradotto vari articoli e storie che trovate tutti qui. Tra questi segnalo in particolare la traduzione di Scroogled di Cory Doctorow e i sottotitoli di Sita Sings the Blues.
  • Ho collaborato con Collane di Ruggine, esplorato lo steampunk, tradotto e curato l’edizione italiana della Guida steampunk all’apocalisse e girato l’Italia assieme a Margaret Killjoy.
  • Ho fatto il mio primo reading pubblico, e poi molti altri (ecco uno degli ultimi ed eccone un altro)…
  • Per sei mesi ho vissuto assieme a molte altre persone l’ebbrezza di ruotare attorno a un luogo autogestito, la Corte del Deposito 95, dopo anni che in questa città non se ne vedevano di veri. L’esperimento è durato poco, ma nel giro di un anno e mezzo di spazi così ce n’erano altri due: il laboratorio di Elemento di Disturbo e ADA Lab, che ormai ha due anni.
  • Oltre a ADA Lab, tra i prossimi progetti c’è quello di trasformare il mio romanzetto steampunk ambientato in Italia del Sud in un oggetto fantastico. Ma su questo vi aggiornerò appena ci saranno sviluppi concreti. Grazie di avermi accompagnato fin qui :)

Matese 77: intro

  • July 28, 2013 2:07 pm

Dopo diversi mesi di pausa (e di fervente attività da ADA Lab) approfitto della pausa estiva per rimettere mano al mio romanzetto discronico sull’insurrezione del Matese. Una sua parte è già uscita, in una primissima versione intitolata “Ritorno al Matese”, su Ruggine #3 e, tradotta in inglese, sull’ultimo numero dello Steampunk Magazine. Ora la storia c’è tutta, e aspetta di uscire su carta e in versione digitale con Collane di ruggine. Nel frattempo, ecco l’introduzione: se avete curiosità di leggere il resto in anteprima o magari volete proporvi come editor, scrivetemi una mail o lasciate un commento qui.

ritorno al matese3

Matese 77 – Introduzione

Nel 1865, quando Bakunin venne in Italia, una profonda crisi travagliava il paese. Il nuovo regno dei Savoia non rispondeva punto alle aspirazioni di coloro che avevano lottato per l’indipendenza.
Per lunghi decenni schiere di generosi avevano combattuto per liberare l’Italia dalla tirannide dell’Austria, del Papa, dei Borbone e degli altri principotti che se ne dividevano il territorio. Era il fiore della gioventù italiana che, colle cospirazioni, gli attentati, le insurrezioni, affrontava il martirio.

Errico Malatesta, 1928

Il 3 aprile del 1877 un paesino isolato alle pendici meridionali del massiccio del Matese assiste a una visita inusitata.

Apocalypse Wow! – un’intervista

  • November 24, 2012 1:05 pm

Quest’estate Sara e Livia si sono presentate un giorno da ADA Lab armate di blocchetti di appunti e registratore. Mentre preparavo un dolce di susine per la cena freegan abbiamo fatto una lunga chiacchierata che si è trasformata in un’intervista uscita pochi giorni fa su Diotima.

Qui trovate il PDF, ed ecco il testo completo:

Sara Bigardi e Livia Alga
conversazione con reginazabo
Apocalypse wow:
www.ada-lab.it ovvero via Framarin 42, Vicenza

“ADA è un acronimo. Ognuno può scegliere come interpretarlo. A me un po’ di parole già vengono in mente: autogestione e autoproduzione,  antisessismo, antirazzismo, arrembaggio e anarchia per la A, decrescita e do-it-yourself, disordine, dissenso, détournement e diversità per la D. Ma ce ne sono molte altre: ADA Lab aspetta i suggerimenti di chiunque gliene vorrà dare”
www.reginazabo.noblogs.org

Non eravamo mai state insieme a Vicenza, e la prima volta ci siamo perse. Pioveva ininterrottamente, nessuno sapeva indicarci Viale del Sole, la tangenziale che ci avrebbe portate vicine alla meta. Poche persone per strada, era domenica, appunto ad ADA Lab era la domenica queer. Magicamente ci ritrovammo di fronte l’Auchan, come doveva accadere secondo le poche istruzioni copiate in fretta da Internet; si parlava anche di un parcheggio e, rassegnate sotto uno dei pochi alberi allineati tra l’asfalto, ad un certo punto stavamo per decidere di essere arrivate. Tutto grigio intorno, capannoni, centri commerciali e lunch bar, ADA Lab non poteva essere lì, in mezzo ad uno scenario così ordinario. Livia era già sul punto di lamentarsi della desolazione del paesaggio. Le aspettative erano altissime: Sara aveva rinunciato a scrivere la cronaca della partita Monza-Viareggio, Samar aveva sfidato la viscerale paura del terremoto della notte prima. In un modo o nell’altro, ci aspettavamo che ADA Lab ci salvasse dalle nostre varie ansie esistenziali-ambientali del momento. Nei nostri immaginari aveva tutte le carte in regola per farlo.

ADA DIY – La tendina negativa

  • April 9, 2012 8:08 pm

Nella casa che ospita ADA Lab ho cercato di ricorrere quanto più possibile al riciclo, dal supporto per lavandino ricavato da una vecchia toletta al parapetto del balcone con i cerchioni di bicicletta.

Quindi quando si è trattato di pensare alle tende ho cominciato a scervellarmi su come riciclare anche per quelle, e anche se avevo un bel po’ di vecchie tende e ho perfino “imparato” a usare la macchina per cucire per adattarle alle misure giuste, per il bed & breakfast ho pensato di trovare qualche idea più divertente in cui cimentarmi.

Così nelle stanze le tende sono appese a grucce per vestiti con mollette per il bucato, ma la tendina di uno dei bagni l’ho creata con dei vecchi negativi. Ecco come.

Crostata di kiwi freegan

  • March 1, 2012 11:40 am

Ultimamente una mia amica mi ha detto che la mia è una cucina tradizional-sperimentale, e di sicuro lo sta diventando ultimamente, con il progetto freegan di ADA Lab.

Consapevoli degli sprechi collegati all’industria alimentare (basta pensare che ogni anno in Italia buttiamo via cibo commestibile che basterebbe a nutrire 44 milioni di persone), e convinti che la resistenza più efficace a questa situazione non passi dalle autorità o dall’assistenzialismo ma si ottenga facendo da sé, ci stiamo ispirando a Food Not Bombs e ad altri progetti di recupero del cibo. Andiamo al mercato il sabato a recuperare la verdura che verrebbe buttata via perché “invendibile” (leggi: un po’ ammaccata, ma perfettamente commestibile) e abbiamo distribuito volantini con un contatto nei vari negozi di quartiere nella speranza che la prossima volta che eliminano cibo in scadenza ci pensino su prima di gettarlo nel cassonetto.

Così abbiamo recuperato di tutto, e ogni volta abbiamo tanta frutta e verdura da poter sfamare una cinquantina di persone. Solo che gli ingredienti non sono sempre quelli che più ti aspetti: cosa fare ad esempio di due cassette di kiwi un po’ rovinati dal freddo ma dalla polpa perfetta?

Dopo aver scoperto il chutney di kiwi, ne restava ancora una cassetta, e allora ho fatto un collage di varie ricette inventando la crostata di kiwi, che alle cene di ADA Lab è stata spazzolata via. Ecco la ricetta:

Bizarro postapocalittico

  • January 15, 2012 3:25 pm

Devo confessare che bizarro, o bizzarro, è un aggettivo che non ho mai capito bene che cosa significhi. In collegamento alla fiction, l’ho sfiorato parecchie volte, perché i generi che più apprezzo evidentemente sono contigui, però non saprei dire se ho mai letto qualche opera compresa sotto quest’etichetta, e quindi, evidentemente per ignoranza, ero un po’ scettica quando, all’inizio  dell’anno scorso, sono stata contattata da una rivista che aveva questa parola nel suo titolo: Bizzarro Magazine. A ogni modo, chi mi aveva scritto, Alessandra Sciamanna, aveva solo bisogno di un’informazione, è stata molto gentile e alla fine mi ha anche fatto sapere che la rivista era uscita. Il primo numero, dedicato al post-apocalisse: un tema decisamente allettante, e poi dentro c’era un pezzo di Margaret Killjoy.

Allora ne ho chiesto una copia, e Alessandra, gentilissima, me ne ha subito fatto avere una. Già sapevo che si trattava di un’autoproduzione del sito Bizzarro Cinema, per quanto in carta patinata e con tanto di codice ISBN, ma l’editoriale mi ha subito fatto capire che oltre al pezzo di Margaret c’era dell’altro in questa buffa rivista, a metà tra il giornalino di fumetti, la pubblicazione specializzata e un sacco di altre cose ancora. Le buste sorpresa che da bambini si comprava in edicola: questo il format. Un po’ di tutto, senza un filo conduttore specifico, solo con un tema portante, e chissà il lettore che cosa ci troverà dentro. In questo caso, trailer comics, racconti, approfondimenti, un dizionario del cinema postapocalittico e dieci consigli steampunk per sopravvivere all’apocalisse, ma negli altri numeri tutto potrebbe cambiare, proprio come in quelle buste sorpresa.

Intanto godetevi i consigli di Margaret (tradotti da Alessandra Sciamanna), poi vi raccomando anche tutto il resto. Lo trovate qui, con tutti i dettagli su come ricevere l’edizione cartacea o quella digitale.

ADA Lab

  • January 5, 2012 11:37 pm

Nell’ultimo post ho accennato a un progetto nascente, ormai mi tocca proprio descriverlo, tanto più che ci abito dentro e che l’ho inaugurato assieme a una ventina di amici cari, che la fase di beta testing è superata e che quindi non posso continuare a far finta che non esista.

Devo ammettere che dopo due anni di preparativi ho ancora qualche riserbo a scriverne, e a volte persino a parlarne, perché oltre a trattarsi di un progetto si tratta anche di una cosa fisica, di una casa che ho potuto affrontare come se stessi immaginando la grafica di un libro solo finché non ho percepito la sua fisicità, abitandola assieme a varie altre persone.

Di casa mia ho già raccontato, della precedente, del suo orto e della sua cucina, ma stavolta il posto dove abito c’entra marginalmente, perché quello che conta è il resto, l’altro luogo, quello al pianterreno, uno spazio, o anzi due, che spero siano sociali e aperti come due anni fa la Corte del Deposito95.

Lo spirito che aveva animato la Corte non si è dissolto dopo lo sfratto, anche grazie alla presenza in città del laboratorio di Elemento di Disturbo, e ora chi vuole sperimentare con le autoproduzioni culturali, tecnologiche, artigianali, culturali, orticole e chi più ne ha più ne metta, avrà almeno due posti in cui ficcare il naso in zona.

Così lo spirito della Corte, dopo un anno e più di riflessione e con qualche cambio di prospettiva, si stabilisce da ADA Lab: uno spazio con un bed&breakfast bioveg e con un infoshop/hacklab aperto alla condivisione di tecniche e saperi in un’ottica di autogestione e sperimentazione.

ADA Lab ha un sito, uno spazio su Twitter e dei progetti ambiziosi, da un laboratorio su Arduino a una rassegna sul postporno, da un corso di Linux per principianti alla presentazione di libri rilasciati sotto licenze libere fino alla creazione di un orto sinergico, e chi più ne ha più ne metta. Ma soprattutto ADA Lab è un luogo dove fare rete, per intessere relazioni fra sguardi critici e menti intraprendenti e per creare un frammento di mondo che appartenga a chi lo vive senza vincoli economici o linee di partito.

E poi ADA è Ada Byron, la prima persona che abbia mai scritto (a metà del XIX secolo!) un algoritmo per una macchina, la macchina analitica ideata da Charles Babbage, il difference engine che ha dato il titolo a uno dei pilastri dello steampunk, The Difference Engine di Gibson e Sterling, in italiano La macchina della realtà, un libro in cui Ada è un personaggio fondamentale (imperdibile questo fumetto dedicato a lei e a Babbage). In effetti ancor prima che avesse un nome o una forma, questa casa è nata nella mia testa come luogo steampunk, e a chi intitolare un laboratorio steampunk se non a Ada Byron, a questa programmatrice, a questa signora vestita di crinoline che parlava con una macchina di legno e ottone che nella sua vita non vide mai realizzata?

Per finire, ADA è anche un acronimo. Ognuno può scegliere come interpretarlo. A me un po’ di parole già vengono in mente: autogestione e autoproduzione, e antisessismo, antirazzismo, antisessismo, arrembaggio e anarchia per la A, decrescita e do-it-yourself, disordine, dissenso, detournement e diversità per la D. Ma ce ne sono molte altre: ADA Lab aspetta i suggerimenti di chiunque gliene vorrà dare.

Occupare tutto!

  • October 16, 2011 2:37 pm

They say we don’t know what we want, but here we are
making our decisions without bankers or politicians
intervening in our lives. This is is what we want.

da Occupy! Your Guide to the International Occupation Movement of 2011

Una cupa sensazione mi avvolge da ieri pomeriggio, da quando su Twitter hanno cominciato a susseguirsi con il tag #15ott le notizie che già mi aspettavo: un corteo di centinaia di migliaia di persone spezzato in due, i lacrimogeni, gli scontri, le camionette della polizia che sfrecciavano tra la folla, evidente tentativo di seminare il panico.

Negli ultimi tempi mi sento sempre più come Cassandra, mentre osservo una “crisi” preannunciata dagli anni novanta, mentre vedo le proteste creative di altri angoli del mondo riflettersi in Italia con le solite modalità di piazza che conosciamo bene e da cui dovremmo avere iniziato a guardarci già ben più di dieci anni fa. Alcune parti del movimento in generale lo hanno capito, ed escogitano strategie di lotta creative che riescono a far breccia in questa nostra mancanza di futuro molto meglio del solito corteo sindacale, con o senza “servizio d’ordine”.

Mary B. Dieci anni dopo – Un racconto

  • July 25, 2011 10:31 pm

In questi giorni i racconti e i commenti sull’esperienza traumatica di Genova 2001 sono stati tanti (questi per me sono stati fra i migliori): anche troppi per me, che per dieci anni ho schivato le narrazioni individuali, mie e degli altri. Mi sembrava che l’unico processo per far rimarginare le ferite, per andare avanti, fosse un processo di ricostruzione storica che evitasse le santificazioni e le banalizzazioni. Però a un certo punto (forse per via dello stesso strano magnetismo che ha avvolto gli eventi di quei giorni e che ha fatto andare molti di noi a Genova anche se già ci aspettavamo il macello), anch’io ho avuto improvvisamente il bisogno di narrare, prima di tutto a me stessa, per non perdere la memoria. Ho cercato di ricordare ogni momento, di ricostruire quelle ore in un filo narrativo coerente, ma la realtà non è mai un cerchio che si chiude come in un racconto. Per dire almeno qualcuna delle cose che avevo da dire, da ricordare, la mia storia da sola non bastava. Quando me ne sono resa conto le cataratte si sono aperte e le parole sono uscite tutte insieme. Ecco un racconto di Genova 2001, inventato fino a un certo punto.

Sto correndo più che posso, veloce quanto i miei polmoni asmatici mi concedono, in mezzo a quella che può essere definita una folla.

Il ragazzo con cui sono venuta mi stringe forte la mano per non perdermi, si preoccupa per me e non gli importa di essere rallentato dalle mie gambe, molto più corte delle sue e sicuramente meno allenate. Dovrei essergli grata, ma sotto il velo sconcertante della paura, provo fastidio. Dopo giorni di discussioni feroci, alla fine siamo venuti assieme, e io già mi aspetto i rimproveri: te l’avevo detto che ci andavamo a cacciare in un gran casino, che era molto meglio andarsene al mare. Ci ho messo un mese a fargli capire che sarei venuta comunque, a costo di scappare di nascosto. Lo so anch’io che l’aria è pesante, ma non te ne resti a casa al sicuro quando a pochi chilometri da te si fa la storia. Dopo una serie di sfuriate lui ha concluso che impedirmi di partire era improponibile e che il massimo che poteva fare era accompagnarmi. E ora eccolo qui, a scappare con me in una nuvola di lacrimogeni.

Un manipolo di agenti antisommossa si avvicina sempre di più. Cerco di lasciare la mano del ragazzo, in modo che almeno uno dei due possa fuggire. Lui mi riafferra e mi trascina in una strada laterale. Mi accorgo che alcune persone intorno a noi vengono strattonate fuori dalla folla e gettate a terra. Altre, il viso coperto con cappuccio e maschera antigas, si muovono più agilmente e gli sbirri non riescono a raggiungerle. Sono impacciati dai loro scudi, dalle uniformi ingombranti, e la folla blocca la loro corsa mentre questi ragazzi e queste ragazze svicolano tra i corpi paralizzati dal terrore, rinchiusi in massa in una trappola imprevista.

Hackers do it better!

  • June 16, 2011 11:10 pm

Anche quest’anno fervono i preparativi per l’Hackmeeting, l’incontro delle comunità digitali che dal 24 al 26 giugno popoleranno per tre giorni i grandi spazi e i rigogliosi giardini postindustriali del nEXt Emerson di Firenze con seminari, workshop, cavi, ciabatte, computer e marchingegni vari, per condividere conoscenze, saperi ed esperienze.

Non si comunicherà solo in linguaggio macchina, ma in molte lingue diverse, per parlare di informatica e comunicazione, ma anche di come affrontare la realtà con spirito hacker, cercando di identificare le sue regole per sovvertirle giocando e sperimentando. Quest’anno A/I ha compiuto 10 anni, il che significa che potrà festeggiare il suo decennale all’ultimo Hackit prima del 2012, assieme a molte altre realtà sue coetanee. E allora i discorsi degli hacker spazieranno tra la storia e questo apocalittico presente, ma senza mai smettere di mettersi in gioco, con sé stessi e con gli altri, come in questo video promozionale fantastico girato da Slavina, che prima o poi vorrei tanto conoscere.

O come sabato sera, quando presenteremo il nuovo numero di Ruggine esibendoci in un reading accompagnato da vari amici musicisti.