Terremoti, febbre suina e dottrine da premio Nobel

  • April 29, 2009 1:35 am

In questi tempi di emergenze e rimozioni i terremoti si trasformano in strategie di occupazione militare e di antisommossa e la crisi economica passa in secondo piano rispetto alla trepidante attesa di una ben più emozionante fine del mondo da virus influenzale.

Per vaccinarvi contro questa perniciosa influenza, innanzitutto guardate The Shock Doctrine di Alfonso Cuarón e Naomi Klein sottotitolato in italiano dal Laboratorio contro la Guerra Infinita  (grazie a ombra per questo collegamento):

e poi leggete questi consigli pratici di Bruce Sterling tradotti di getto per arginare il contagio:

Consigli pratici per combattere la febbre suina dentro casa

http://www.cdc.gov/swineflu/guidance_homecare.htm?s_cid=tw_epr_61

Non mi piace granché diffondere altre notizie allarmanti sulla febbre suina, ma questo utile documento è un ottimo esempio di asettica accuratezza burocratica.

Le pandemie mandano la gente ai pazzi, anche se una delle peggiori pandemie della storia, l’AIDS, sta già imperversando sulle carcasse della biopolitica. Ogni tanto si vede qualche manifestazione di piazza o qualche spettacolo di beneficenza dedicati all’AIDS. Carla Bruni è particolarmente schierata nella lotta all’AIDS. Ma per il resto moriamo di AIDS in un’ecatombe, e la pandemia è diventata una storia come un’altra. L’AIDS è una malattia oltremodo spaventosa, letale praticamente al cento per cento, eppure è difficile fare in modo che si continui ad averne davvero paura.

In giro c’è sempre qualche influenza, e l’influenza uccide sempre qualcuno. Anche quando un virus mutante dell’influenza riesce ad ammazzare più persone di una guerra aperta, l’influenza non ha mai devastato città intere come hanno fatto il colera o la morte nera. Rispetto alle pandemie più orribili, l’influenza si può dire la loro sorellina mocciosa.

Quindi se contraete la febbre suina, è molto improbabile che moriate.

Ma dato che avrete l’influenza, può darsi che DESIDERIATE di morire.

Non morirete VERAMENTE a meno che non vi si illividiscano le labbra, abbiate un tremendo dolore al petto, non riusciate a inghiottire l’acqua o ad alzarvi dal letto, vi vengano le convulsioni e non sappiate più dire dove vi trovate e come vi chiamate. Come si deduce dal documento citato sopra, vi converrà fare molta attenzione a questi sintomi.

Se questi sintomi già li avete per qualunque altro motivo e poi contraete ANCHE la febbre suina, allora sì che correrete un pericolo mortale, perché la Sorellina vi darà la spintarella che ci vuole per farvi definitivamente fuori.

Ecco un altro consiglio del governo: se vivete in una delle nuove zone del nostro pianeta che sono prive di servizi sanitari, nella "Lacuna dell’integrazione", in uno "Stato fallimentare", in uno "Stato vuoto", nelle impenetrabili favelas, nei barrios, nelle città bestiali, nelle valli montane di al Qaeda e nelle zone all’ultimo grido di quei parvenu dei pirati somali eccetera eccetera… e se questa nuova influenza si rivelerà una di quelle varianti che spaccano la provetta e cominciano ad  aggirarsi nel panorama generale facendo tremare tutto col loro passo pesante… be’, voi e i vostri cari sarete i più esposti.

Non prendetevi neanche il fastidio di afferrare il telefono satellitare e di chiamare l’ambulanza, tanto i servizi di pronto soccorso del mondo civile non si spingono dove si spara agli elicotteri.

Vi consiglio piuttosto di leggere attentamente questo casereccio documento sanitario e di ammassare nel vostro accampamento o nel vostro bunker un bel po’ d’alcol per le frizioni. In alternativa, potete escogitare qualche nuova brillante dottrina di guerriglia globale per dichiarare guerra ai microbi.

Per quanto mi riguarda, io sono un instancabile portatore globale di malattie infettive e ho un apparato respiratorio particolarmente vulnerabile alle malattie. Quindi una febbre suina mutante del XXI secolo sarebbe davvero l’ideale per me. Una volta ho preso l’influenza mentre leggevo L’ombra dello scorpione di Stephen King. Io mi contorcevo nel letto in preda al delirio della febbre e, nella stanza accanto, la televisione non faceva che blaterare del suicidio di massa di Jonestown. Ero convinto che fosse la fine del mondo. Sono passati trentun anni.

Dopo quell’esperienza, i catastrofismi da pandemia totale e globale hanno perso per me un bel po’ di fascino. Non provo più nessuna emozione: la realtà non è mai uguale alle montature giornalistiche in technicolor.