Hackmeeting 2009: di eco-hacking, Babau, fantascienza e tanto altro ancora

  • June 15, 2009 6:13 pm

Sono in partenza per Milano, dove dalla settimana scorsa sono cominciate le giornate del Warmup di Hackit che culmineranno nell’Hackmeeting vero e proprio, il 19, 20 e 21 giugno presso il centro sociale Sos Fornace di Rho. Nei giorni precedenti, di certo non mi perderò la giornata di mercoledì dedicata all’eco-hacking, con un evento in piazza Lima a base di Solar Sun System musica a 8-bit + videogame low-power di Molleindustria e tutto un pomeriggio e una notte di workshop e iniziative di do-it-yourself ecologico in Torchiera.

Le iniziative sono come sempre innumerevoli e, soprattutto per l’Hackmeeting vero e proprio, difficili da definire: ci si muove, si parla, ci si impara a conoscere e ci si scambiano idee, progetti e, a volte, fluidi vitali. Certo, il sabato sera non voglio perdermi l’incontro sulla fantascienza, con Antonio Caronia, Sabina Morandi e un po’ di gente di Laser, di Collane di ruggine ecc., e, subito dopo, lo spettacolo del Teatrino elettrico, ma vi consiglio di leggere il programma dei seminari e del Warmup perché c’è veramente l’imbarazzo della scelta. Nel frattempo, ecco il proclama:

Milano chiama, l’HackMeeting risponde. Undici anni fa le comunità digitali di tutta Italia e di tutta Europa si incontravano al centro sociale CPA Firenze Sud. Dieci anni fa l’esperienza si ripeteva a Milano. Da allora non c’è stato un anno in cui hacker, smanettoni, hacari, curiosi, militanti, attivisti e chi più ne ha più ne metta non si siano incontrati per parlare di quanto succedeva intorno a loro e per dimostrare con i fatti che qualsiasi dispositivo (dal computer, ai media) può essere manipolato per trasformarlo in qualcosa di diverso, migliore, e soprattutto libero da logiche gerarchiche e di potere.
Ora Hackmeeting torna a Milano.
Gli hackers questa volta dovranno vedersela con una città irriconoscibile, sorda alle grida di chi ci vive e muta di fronte ai problemi di chi la vorrebbe un po’ più umana. Una città nella quale l’unica economia possibile è quella della speculazione edilizia, delle offerte speciali, della paura e del controllo. Mass media e riviste patinate continuano a cercare di condire una immagine scintillante, sotto alla quale però si nascondono i soliti faccendieri in cerca di soldi facili, gli sceriffi che usano il manganello quando va bene e il coltello quando va male, i presbiti arroganti, ai quali i cittadini appaiono come giganteschi portafogli da mungere.
Milano è stata negli ultimi venti anni la roccaforte della destra del Paese, il luogo in cui mostrare a tutti il mondo che qualcuno vorrebbe per noi. Una repubblica virtuale fondata sulla paura, controllata a vista, spiata e pattugliata senza sosta, dove le persone vengono anestetizzate con la sorveglianza fai da te a domicilio, dalla finzione dei reality e dei telegiornali, tra i quali è difficile scorgere una qualsiasi differenza.
Milano, perla di una Italia da cui sempre più persone scappano per evitare l’isolamento, la totale mancanza di  prospettiva, sul lavoro, a casa, negli affetti, nei momenti di socialità. Precarietà, emergenze sicurezza, sgomberi di centri sociali e di operai, ronde, razzismo, violenza autoritaria.
A chi chiede chi sia un hacker risponderemo con la stessa risposta di sempre: un hacker è sempre di più chiunque voglia prendere in mano la propria vita e trasformarla battendosi perché diventi qualcosa di migliore. Con la tecnologia, con la politica, con la cultura, con un’idea di libertà concreta e antitetica a quella dei soldi con cui si ammanta chi ci comanda (perché nessuno si illude più che ci governi).
Hacker è chiunque voglia uscire da logiche di sottomissione e omologazione imposte da una economia che finalmente ha mostrato la sua fallibilità.
A chi chiede cosa sappiano gli hacker, risponderemo rivelando i meccanismi che a più livelli, e inutilmente, creano insicurezza e paura.
A chi chiede cosa fanno gli hacker illustreremo macchine, software, ma anche pratiche p2p, che vanno dal filesharing alla produzione aperta e distribuita, alla capacità di mettersi in gioco, costruire e immaginare economie dell’abbondanza.
A chi chiede cosa vogliano gli hacker, mostreremo Il Babau, l’immagine che ha risposto allo sgombero di Conchetta e dell’Archivio Primo Moroni, e alla filosofia della disattivazione dei centri sociali, cara a De Corato.
Il Babau è un cortocircuito delle logiche securitarie, un antidoto alle menzogne del sistema mediatico, un viatico per trasformare la voglia di controllo e di repressione in strumenti ancora più liberi e irridenti.
Due occhi gialli e a forma di triangolo sono la risposta di chi pretende più cultura e meno paura e di chi considera la tecnologia come uno strumento di liberazione e di creatività.
Una smorfia accoglie il Decreto Legge sicurezza e i tentativi di trasformare la libera condivisione dei saperi e la libera circolazione delle persone in un inferno di condanne penali e di ritorsioni.
E una bocca rossa con mille denti è l’hacking della realtà che ci circonda si manifesta nelle nostre pratiche e nel nostro desiderio di una città diversa e ancora possibile.
Il Babau è una maschera e un’armatura, per la nostra battaglia contro la paura. Sono le nostre pratiche e il desiderio di una città e un mondo che non ci faccia morire ogni giorno.
Il Babau è l’hacking della realtà che ci circonda.
Hackers di tutto il mondo, è il momento di manifestarvi insieme al Babau in quel di Milano.
Nei giorni di Hackmeeting trasformeremo la chiusura in condivisione, i palazzi in video-schermi, la paura in libertà, il verticale in orizzontale, il centralizzato in distribuito, l’hardware in vestiti, il codice in godimento, la musica in corto-circuito, faremo vivere access points, pomperemo biciclette, incontreremo gente da tutto il mondo.
Ma soprattutto: ci scambieremo codice e umori.
È il momento di HackMeeting 2009.
Controculture digitali, economie senza capitali, espressione contro repressione.