Bizarro postapocalittico

  • January 15, 2012 3:25 pm

Devo confessare che bizarro, o bizzarro, è un aggettivo che non ho mai capito bene che cosa significhi. In collegamento alla fiction, l’ho sfiorato parecchie volte, perché i generi che più apprezzo evidentemente sono contigui, però non saprei dire se ho mai letto qualche opera compresa sotto quest’etichetta, e quindi, evidentemente per ignoranza, ero un po’ scettica quando, all’inizio  dell’anno scorso, sono stata contattata da una rivista che aveva questa parola nel suo titolo: Bizzarro Magazine. A ogni modo, chi mi aveva scritto, Alessandra Sciamanna, aveva solo bisogno di un’informazione, è stata molto gentile e alla fine mi ha anche fatto sapere che la rivista era uscita. Il primo numero, dedicato al post-apocalisse: un tema decisamente allettante, e poi dentro c’era un pezzo di Margaret Killjoy.

Allora ne ho chiesto una copia, e Alessandra, gentilissima, me ne ha subito fatto avere una. Già sapevo che si trattava di un’autoproduzione del sito Bizzarro Cinema, per quanto in carta patinata e con tanto di codice ISBN, ma l’editoriale mi ha subito fatto capire che oltre al pezzo di Margaret c’era dell’altro in questa buffa rivista, a metà tra il giornalino di fumetti, la pubblicazione specializzata e un sacco di altre cose ancora. Le buste sorpresa che da bambini si comprava in edicola: questo il format. Un po’ di tutto, senza un filo conduttore specifico, solo con un tema portante, e chissà il lettore che cosa ci troverà dentro. In questo caso, trailer comics, racconti, approfondimenti, un dizionario del cinema postapocalittico e dieci consigli steampunk per sopravvivere all’apocalisse, ma negli altri numeri tutto potrebbe cambiare, proprio come in quelle buste sorpresa.

Intanto godetevi i consigli di Margaret (tradotti da Alessandra Sciamanna), poi vi raccomando anche tutto il resto. Lo trovate qui, con tutti i dettagli su come ricevere l’edizione cartacea o quella digitale.

10 consigli steampunk per sopravvivere all’apocalisse

Uno. Non restare isolato. I punk sono creature sociali e gli steampunk non fanno eccezione. Sopravvivere all’apocalisse, contrariamente a quanto si pensa, è qualcosa che è meglio fare in collettività. Se vai a nasconderti sulle montagne con i tuoi migliori amici, cosa succederà quando avrai bisogno di un’operazione al rene e tuo fratello non è un chirurgo? Giusto: morirai. Se vai a nasconderti sulle montagne con i tuoi amici più cari, cosa farai quando gli invasori prenderanno il controllo e inizieranno a setacciare la campagna in cerca di risorse? Giusto: morirai o diventerai servo.

Due. Applica la filosofia steampunk per sopravvivere. Uno steampunk è un hacker naturale e uno spazzino: è abituato a ripulire filosofie ed estetiche morte per soddisfare le sue esigenze, nella società contemporanea così come dopo l’apocalisse. A collasso avvenuto conviene fare tesoro di tutto, chiedersi come funzionano le cose e quali parti di esse possono tornare utili. Questo vale tanto per le automobili (gli ammortizzatori, per esempio, sono fatti di un acciaio ottimo per la forgiatura), quanto per la cultura (cosa si può coltivare nella tua zona? Quale l’abbigliamento più adatto al clima?) e le ideologie.

Tre. Comunicazioni. L’abilità di mantenere le comunicazioni è fondamentale per la sopravvivenza di una comunità. L’informazione è potere. Il Do It Yourself e la cultura punk (sia essa cyber, steam o anarco) sono ottimi esempi di comunicazione. Impara a usare le macchine tipografiche per diffondere norme di sopravvivenza, metodi di orticultura e tecniche organizzative. Costruisci torrette per trasmettere le informazioni a lunga distanza il più velocemente possibile. Elabora codici per mantenere le informazioni sicure. Ma soprattutto assicurati di tenere il passo con quanto accade ai tuoi vicini, in modo tale da poter organizzare una difesa collettiva quando sorgono problemi, siano essi eserciti invasori o siccità regionali.

Quattro. Il governo non sempre è tuo amico. Può anche darsi che esistano molti governi benevoli (pensaci bene prima di giungere a questa conclusione) eppure, crisi dopo crisi, hanno dimostrato in gran parte di essere accentratori e incredibilmente autoritari. Dopo l’apocalisse coloro che hanno il potere lo useranno per restare al potere, anche quando non avranno più nulla da offrire a chi governano. Non aspettatevi leggi che tutelino i vostri interessi (o i diritti umani), aspettatevi invece che i governi sparino contro chi si auto-organizza. Bisogna altresì tenere presente che non tutte le sfaccettature di un governo sono uguali e non tutti i dipendenti agiscono per nuocere. Per esempio, dopo che l’uragano Katrina ha distrutto New Orleans, alcune guardie nazionali hanno sottratto materiale di primo soccorso e lo hanno consegnato ai punk, perché sapevano che i punk avrebbero effettivamente raggiunto le persone bisognose.

Cinque. Costruisci un dirigibile. Dopo esserti assicurato tutti gli elementi essenziali per la sopravvivenza, potresti aver voglia di costruire un dirigibile, probabilmente riempiendo una busta con l’idrogeno che si crea attraverso la gassificazione. Perché? Beh, sono sicuro che si possono trovare diversi motivi per cui un dirigibile potrebbe rivelarsi utile, come la sorveglianza aerea o il trasporto dei rifugiati. Ma in fondo, dovresti costruirne uno perché per la prima volta nella tua vita è possibile. Non c’è nessuno a fermarti. È l’apocalisse. Se non riesci a capire come costruire un dirigibile, trova almeno il modo per costruire un trabucco e collegarlo a una macchina a vapore. Tienilo a portata di mano in caso di necessità. Non te ne pentirai.

Sei. Acqua. L’acqua è tutto. L’ acqua è la chiave di volta della tua comunità. È la nostra risorsa più importante. Ovunque tu sia, è fondamentale che impari a filtrare e distillare l’acqua. Ogni congegno adatto a processare l’acqua può essere costruito con materiale di recupero. Le acque correnti possono essere deviate e filtrate,  l’acqua di mare può essere distillata per togliere le impurità (tuttavia questo processo rimuove anche le proprietà minerali, quindi è una soluzione a breve termine) e l’acqua piovana deve essere raccolta. Proteggi la tua acqua, fanne incetta se necessario, ma insegna agli altri come processarla.

Sette. La cultura odierna, quella che potrebbe essere spazzata via da una apocalisse, è molto, molto stupida. Questo non vuol dire che sia priva di spunti interessanti, come i dirigibili e il femminismo. Ma nel suo complesso è stata incredibilmente mal progettata. Per una sopravvivenza a lungo e medio termine, è importante ripulire i materiali – non le ideologie – dalla civiltà occidentale. Veniamo da una società che costruisce edifici dal tetto piatto in zone dove nevica spesso, che utilizza tecnologie per abitudine invece che per funzionalità. Che diamine, veniamo da una società che fa saltare in aria montagne – lasciando terre desolate – solo per estrarre il carbone. Possiamo immaginare sistemi migliori di questi, come l’utilizzo di lenti di Fresnel per raccogliere energia solare e alimentare le nostre macchine a vapore, o meccanismi che si caricano con la gravità e l’acqua piovana.

Otto. Ogni cosa è una risorsa. Non esiste “spazzatura”. Se la società avesse capito questo in tempo, non saremmo nel casino in cui ci troviamo oggi. Le lattine possono essere tagliate a metà per diventare tegole; le bottiglie di plastica possono essere legate assieme per costruire barche; il concime – compreso il nostro – dovrebbe essere compostato e trasformato in fertilizzante; la carta può essere usata come isolante e i parabrezza come copertura per le serre; le antenne paraboliche possono essere rivestite di stagnola e diventare cucine solari. Gettare via le cose, in fondo, dimostra una grave mancanza di immaginazione.

Nove. Se c’è un libro che può aiutarti nella lotta, questo è L’arte della guerra di Sun Tzu. Se c’è un insegnamento fondamentale che devi trarre da questo libro, è che il modo migliore per vincere una lotta è non lottare. La guerra non ha vincitori ma solo sopravvissuti. Dobbiamo trovare il modo per evitare un conflitto aperto, quando possibile: dobbiamo indebolire il supporto alle ideologie avverse offrendo alle persone una società libera. Dobbiamo allearci con le altre culture nascenti e cercare di farci più amici che nemici. Questo non significa che noi steampunk dobbiamo lasciarci calpestare dai nostri avversari naturali: gli steamnazi (poiché i nazi sono gli anti-punk). Gli steamnazi devono morire.

Dieci. La cultura è importante. Per sopravvivere nel breve periodo avete bisogno di cibo, acqua, servizi igienici e riparo. Ma per sopravvivere – e non necessariamente prosperare – a lungo è richiesta cultura. L’esperienza estetica è fondamentale per la nostra salute mentale e fisica. Abbiamo bisogno di danze, musica e storie. La cultura steampunk è perfetta per adattarsi a un mondo post-apocalittico: celebra il riparatore, l’artigiano, l’idea che noi dobbiamo lavorare con le nostre mani ed essere orgogliosi delle nostre creazioni. Tuttavia crediamo anche nei violini, nel pizzo e nei fiori. Siamo perfettamente pronti a creare una cultura funzionale pur se decadente in assenza di quella mainstream. Non c’è da stupirsi, quindi, se molti di noi desiderano il disastro per essere liberati dal disastro che ci circonda ogni giorno, quello che noi chiamiamo civiltà moderna.

2 Comments on Bizarro postapocalittico

  1. shel says:

    Si può definire bizzarro chi si prepara all’Apocalisse sapendo che forse non la vedrà?
    Perché i consigli di Killjoy, veramente utili e interessanti, mancano, a mio modestissimo avviso, di una premessa fondamentale:
    se sei un sedentario macchinodipendente deabilitato iperspecializzato è altamente probabile che non sopravviverai all’apocalisse, a meno di non avere un culo pazzesco.
    Essere preparati al peggio non significa essere dei musoni pessimisti, bensì degli inguaribili ottimizzatori del proprio desiderio di vivere, e bene, qualunque cosa accada durante il nostro incerto claudicare su questa terra.
    Proporrei un gruppo di (s)punti propedeutici al tuffo nell’Apocalisse.
    PRIMO, e fondamentale, NON metterti in situazioni che ti rendano impossibile o alquanto difficile metterti in salvo. Ad esempio non arruolarti in una qualsiasi Forza Armata né imbarcarti su una nave da crociera. Nel primo caso ti potresti ritrovare improvvisamente bersaglio sia degli “avversari” che dei tuoi stessi “commilitoni”, se cerchi di filartela. Ci vuole una genialità e un culo pazzesco per riuscire a disertare durante un Apocalisse. Se sei stato tanto pollo da arruolarti (“Girerai il mondo, dicevano, vedrai posti nuovi, potrai sentirtri utile…”) cerca di portare i tuoi commilitoni dalla tua parte, spiegando loro i vantaggi della diserzione. Conserva un’arma, del cibo e degli abiti civili adeguati alla situazione in un posto sicuro. Riguardo alla nave da crociera, sarai nelle mani del Comandante, che a bordo è Dio! e, per quanto tu possa essere ateo, questo Dio influenzerà la tua vita nel bene e nel male, sbattendoti, in caso di Apocalisse o di un più prosaico naufragio, nelle mani di marinai più terrorizzati di te, lanciandoti dentro un gommone strapieno, affollato di persone in panico totale. Se proprio vuoi fare ‘sta cazzo di crociera, allora prima fatti due mesi intensivi di piscina. Sarà sempre meglio nuotarsene via per i fatti propri, come Long John Silver (cfr.La vera storia del pirata Long John SIlver-Bjorn Larsson) e, se proprio non v’è alternativa, si può agire come Martin Eden (cfr. Martin Eden- Jack London) Prendi a modello Cast away, e il Robinson Crusoe (facendo la dovuta tara delle storie).
    SECONDO Studia! Studia! Studia! Tutto quello che potrebbe servirti è meglio saperlo prima che dopo. Come farsi delle scarpe oppure risistemare le proprie (Quando c’è la guerra, a due cose bisogna pensare prima di tutto: in primo luogo alle scarpe, in secondo luogo alla roba da mangiare; e non viceversa, come ritiene il volgo: perché chi ha le scarpe può andare in giro a trovare da mangiare, mentre non vale l’inverso.
    Ma la guerra è finita – obiettai: e la pensavo finita, come in quei mesi di tregua, in un senso molto più universale di quanto si osi pensare oggi.
    – Guerra è sempre – rispose memorabilmente Mordo Nahum – da La tregua di Primo Levi)
    Impara come accendere un fuoco sotto la pioggia, come fare una canoa con materiali di recupero, come fare un filtro a sabbia per l’acqua, come capire se ci si è rotta una gamba, quali piante usare per fare una tisana decongestionante. Mal che vada potrai sempre sfoggiare le tue abilità durante la settimana di camping in Croazia. E, soprattutto, applicati in un mestiere artigiano che abbia una qualche utilità e che ti dia soddisfazione (ceramica, sartoria, elettricismo, falegnameria, muratoria, metallurgia)
    TERZO impara ADESSO a non essere mai solo e impara ADESSO a scambiare con chi sa usare le mani. Aggregati a chi potrebbe essere utile e a cui potresti essere utile. Due teste moltiplicano esponenzialmente le possibilità di trovare soluzioni interessanti e creative alle problematiche. Spegni Facebook e vai a trovare quel tuo amico falegname o la tua ex, la cuoca naturopata, e parla con loro del tuo desiderio di creare una rete di scambio e mutuo aiuto, crea un gruppo di persone unite dalla fiducia e dal rispetto reciproco. Crea un archivio di conoscenze utili da condividere con il tuo gruppo e con altri gruppi, mettilo in una forma facilmente accessibile senza bisogno di energia, ovvero cartacea, e arricchiscilo in continuazione. Se non servirà a te potrà sempre essere utile a qualcuno più fortunato.
    QUARTO rinuncia per un po’, se puoi, a tanti orpelli moderni, per evitare di dover affrontare lo shock da assenza di comodità nel caso ti capiti un’Apocalisse. Impara a fare lo zabaione a mano, usa la stufa a legna, raditi con il rasoio manuale, prova a usare meno acqua e meno detersivi, trova chi fa detergenti naturali e fatti spiegare come, lavati i denti con la salvia, fatti la doccia con il secchio, cuci a mano o con la macchina a pedale, va a piedi, snobba l’ascensore e sali le scale e, ma questa è veramente dura da fare, lavati i vestiti e le lenzuola a mano. Non dico di eliminare le comodità e di fare una vita ascetica e primitiva, ma di provare a vivere queste cose, per capire in tempo cosa succede e quali problematiche dovrai affrontare.
    QUINTO non perdere MAI la speranza. Sono coloro che hanno perduto l’aspirazione alla felicità che alimentano il Moloch Apocalittico. Non cedere al determinismo fatalista (è sempre stato così e sempre sarà così). Se per il passato si può essere mediamente sicuri che sia sempre stato così (ma chi lo ha detto, poi?), per il futuro non sai proprio che cosa può capitare. A meno che tu non venga rapito dai trafamaldoriani, nulla potrai sapere del tuo futuro, quindi perché abbattersi PRIMA che il esso diventi il tuo presente? E’ da segaioli mentali, no?! Quindi “chi vuol esser lieto sia/ di doman non c’è certezza”.
    Non pretendere di fare come Kurt Russel in Grosso guaio a Chinatown (“Sei pronto Jack?” “Io sono nato pronto!”) ma sii pronto: il 21/12/2012 è più vicino di quanto pensi 😉

  2. Echophyber says:

    Hai citato le “buste sorpresa” della nostra infanzia: secondo me questa citazione, da sola, illustra perfettamente la tua altrettanto perfetta comprensione del termine “bizarro” (io lo scrivo così, è più espressivo, e soprattutto si allontana dal troppo letterale bizzaro, che nella lingua esiste ma come aggettivo standard).

    Il “Bizarro” proposto dal sito non è a rigore quello più storicizzato, che si poteva respirare in librerie indipendenti come Mondo Bizzarro a Bologna (oggi più che altro sala mostre e cineforum), piuttosto che alla (oggi chiusa) Sottomondo di Treviso. Il Bizarro è un mix di underground, cultura infantile, fumetto, horror (specie d’annata), sesso e surrealismo miscellaneo. Direi che oggi come oggi il massimo esponente di questo genere è il mio amico Fabio Casagrande Napolin: più che post-apocalittica, direi dunque pop-apocalittica: http://abastor.wordpress.com

    Quanto invece allo Steampunk e al post-apocalittico, mi pare che sia un movimento ben più raffinato e filosoficamente rilevante. In fondo il “bizarro” è un’estetica pura, mentre in libri come quello che proponi — e che (ovviamente) ho letto con estremo interesse — l’orizzonte è più sul piano antropologico.

    Veniamo al decalogo. Con una premessa. Secondo me l’impianto vagamente sci-fi di alcune posizioni steampunk è superfluo, perché a mio avviso noi siamo già nel dopobomba (tanto per usare una metafora eloquente). Si tratta di un dopobomba infarcito di fnord, di invisibilità, di capacità e non capacità di riconoscere i dettagli di una società in decomposizione culturale. Ma pur sempre un dopobomba, e la bomba è stata tutto ciò che si è determinato dalla fine degli anni ottanta fino al duemila. Fine premessa.

    1 – La socialità è importante. Ma non dimentichiamo che in fondo è stato l’uomo a produrre tutto quello che noi chiamiamo Sistema Imperialista. Io credo che l’aggregazione umana debba basarsi sull’idea di “gruppo”, ma mai di “branco”, cioè di luogo dove il mediocre si sente adolescenzialmente forte per effetto dell’omologazione. Questo modello produce solo due cose: nazismi e fascismi.

    2 – Far tesoro di tutto. Verissimo. Questa è Cultura, e non esiste senza robusti muscoli della Memoria.

    3 – Comunicazione. Certo: ma comunicazione di Informazione. Una banalità? No. Niente è banale. Dobbiamo focalizzare la nostra attenzione sul valore della vera e specifica informazione. Un’informazione che mi piace pensare come ente mediato dal calore umano, dal contatto, dal confronto esperienziale. Non solo chip, ma anche piccioni viaggiatori.

    4 – Stati e Governi sono entità ambigue. Ci sono, e vanno rispettati esattamente come rispettiamo e dovremmo rispettare la Natura. Ma la Natura può essere buona e cattiva nel contempo. Anche Stati e Governi, con le loro sostanziali distanze dalla base e i loro sistemi politici basati su rappresentanze imperfette per definizione, devono essere calmierati da un buonsenso intellettuale che può solo nascere dal singolo. Da questo punto di vista dichiararsi anarchici — come io mi dichiaro — non significa voler abbattere governi; significa sviluppare una rispettosa autonomia dalle contraddizioni sistemiche degli stessi.

    5 – Interpreto l’espressione “costruisciti un dirigibile” come inno al Do It Yourself. Mi unisco banalmente all’inno. I nostri nonni sapevano curare l’orto e farsi un rammendo. Noi siamo stati educati dal Sistema a comprare tutto. Dobbiamo diseducarci.

    6 – Possiamo sopravvivere senza mangiare per molto. Ma senza bere no. L’acqua è un bene preziosissimo che dobbiamo tutelare.

    7 – Ripulire è un atto creativo, sì, sono d’accordo. Dobbiamo ripulire ideando nuovi sistemi per farlo.

    8 – Riciclare è un atto creativo. Vedi al punto 7.

    9 – La strategia militare trova il suo sbocco migliore nella tutela della pace. Attenzione però: frasi del tipo “gli steamnazi devono morire” mi piacciono poco; mi ricordano troppo risse idiote tra studentelli delle medie. Queste boiate le vediamo giornalmente in piazza, quando i sopraccitati giovincelli decelebrati appartenenti da un lato a emanazioni sindacaliste, dall’altro a centri sociali, si riempiono di improperi sugli stessi temi. Per favore, lasciamo gli ormoni in circolo all’esercizio della sana sessualità. Per il resto, badiamo al fare “per” e non “contro”.

    10 – Cultura ed Estetica. Certamente: abbiamo bisogno di Arte in un mondo che l’ha dimenticata, ma ancor peggio confinata negli angusti angoli del mainstream. L’Arte autentica dovrà essere riformata pezzo per pezzo. Trovare nuovi luoghi e nuove occasioni. Riscoprire il passato per generare futuro.

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