parole nella mente

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Matese 77: intro

  • July 28, 2013 2:07 pm

Dopo diversi mesi di pausa (e di fervente attività da ADA Lab) approfitto della pausa estiva per rimettere mano al mio romanzetto discronico sull’insurrezione del Matese. Una sua parte è già uscita, in una primissima versione intitolata “Ritorno al Matese”, su Ruggine #3 e, tradotta in inglese, sull’ultimo numero dello Steampunk Magazine. Ora la storia c’è tutta, e aspetta di uscire su carta e in versione digitale con Collane di ruggine. Nel frattempo, ecco l’introduzione: se avete curiosità di leggere il resto in anteprima o magari volete proporvi come editor, scrivetemi una mail o lasciate un commento qui.

ritorno al matese3

Matese 77 – Introduzione

Nel 1865, quando Bakunin venne in Italia, una profonda crisi travagliava il paese. Il nuovo regno dei Savoia non rispondeva punto alle aspirazioni di coloro che avevano lottato per l’indipendenza.
Per lunghi decenni schiere di generosi avevano combattuto per liberare l’Italia dalla tirannide dell’Austria, del Papa, dei Borbone e degli altri principotti che se ne dividevano il territorio. Era il fiore della gioventù italiana che, colle cospirazioni, gli attentati, le insurrezioni, affrontava il martirio.

Errico Malatesta, 1928

Il 3 aprile del 1877 un paesino isolato alle pendici meridionali del massiccio del Matese assiste a una visita inusitata.

Apocalypse Wow! – un’intervista

  • November 24, 2012 1:05 pm

Quest’estate Sara e Livia si sono presentate un giorno da ADA Lab armate di blocchetti di appunti e registratore. Mentre preparavo un dolce di susine per la cena freegan abbiamo fatto una lunga chiacchierata che si è trasformata in un’intervista uscita pochi giorni fa su Diotima.

Qui trovate il PDF, ed ecco il testo completo:

Sara Bigardi e Livia Alga
conversazione con reginazabo
Apocalypse wow:
www.ada-lab.it ovvero via Framarin 42, Vicenza

“ADA è un acronimo. Ognuno può scegliere come interpretarlo. A me un po’ di parole già vengono in mente: autogestione e autoproduzione,  antisessismo, antirazzismo, arrembaggio e anarchia per la A, decrescita e do-it-yourself, disordine, dissenso, détournement e diversità per la D. Ma ce ne sono molte altre: ADA Lab aspetta i suggerimenti di chiunque gliene vorrà dare”
www.reginazabo.noblogs.org

Non eravamo mai state insieme a Vicenza, e la prima volta ci siamo perse. Pioveva ininterrottamente, nessuno sapeva indicarci Viale del Sole, la tangenziale che ci avrebbe portate vicine alla meta. Poche persone per strada, era domenica, appunto ad ADA Lab era la domenica queer. Magicamente ci ritrovammo di fronte l’Auchan, come doveva accadere secondo le poche istruzioni copiate in fretta da Internet; si parlava anche di un parcheggio e, rassegnate sotto uno dei pochi alberi allineati tra l’asfalto, ad un certo punto stavamo per decidere di essere arrivate. Tutto grigio intorno, capannoni, centri commerciali e lunch bar, ADA Lab non poteva essere lì, in mezzo ad uno scenario così ordinario. Livia era già sul punto di lamentarsi della desolazione del paesaggio. Le aspettative erano altissime: Sara aveva rinunciato a scrivere la cronaca della partita Monza-Viareggio, Samar aveva sfidato la viscerale paura del terremoto della notte prima. In un modo o nell’altro, ci aspettavamo che ADA Lab ci salvasse dalle nostre varie ansie esistenziali-ambientali del momento. Nei nostri immaginari aveva tutte le carte in regola per farlo.

Free Pussy Riot – di Jasmina Tešanović

  • August 27, 2012 6:11 pm

Una traduzione di un post del blog di Jasmina Tešanović per inquadrare il caso delle Pussy Riot, distorto dalla stampa e dalla blogosfera quando per malafede, quando per incapacità di inserire il fenomeno nel suo contesto. Un altro articolo interessante sull’argomento, intitolato The Russian Anomaly, art interventionism as practice, si trova sull’ultimo numero di Neural.

In passato dicevo “Questa non sarà comunque la mia guerra” a mia figlia, alle mie colleghe più giovani e alle amiche, femministe o meno che fossero: alle ragazze.

Bizarro postapocalittico

  • January 15, 2012 3:25 pm

Devo confessare che bizarro, o bizzarro, è un aggettivo che non ho mai capito bene che cosa significhi. In collegamento alla fiction, l’ho sfiorato parecchie volte, perché i generi che più apprezzo evidentemente sono contigui, però non saprei dire se ho mai letto qualche opera compresa sotto quest’etichetta, e quindi, evidentemente per ignoranza, ero un po’ scettica quando, all’inizio  dell’anno scorso, sono stata contattata da una rivista che aveva questa parola nel suo titolo: Bizzarro Magazine. A ogni modo, chi mi aveva scritto, Alessandra Sciamanna, aveva solo bisogno di un’informazione, è stata molto gentile e alla fine mi ha anche fatto sapere che la rivista era uscita. Il primo numero, dedicato al post-apocalisse: un tema decisamente allettante, e poi dentro c’era un pezzo di Margaret Killjoy.

Allora ne ho chiesto una copia, e Alessandra, gentilissima, me ne ha subito fatto avere una. Già sapevo che si trattava di un’autoproduzione del sito Bizzarro Cinema, per quanto in carta patinata e con tanto di codice ISBN, ma l’editoriale mi ha subito fatto capire che oltre al pezzo di Margaret c’era dell’altro in questa buffa rivista, a metà tra il giornalino di fumetti, la pubblicazione specializzata e un sacco di altre cose ancora. Le buste sorpresa che da bambini si comprava in edicola: questo il format. Un po’ di tutto, senza un filo conduttore specifico, solo con un tema portante, e chissà il lettore che cosa ci troverà dentro. In questo caso, trailer comics, racconti, approfondimenti, un dizionario del cinema postapocalittico e dieci consigli steampunk per sopravvivere all’apocalisse, ma negli altri numeri tutto potrebbe cambiare, proprio come in quelle buste sorpresa.

Intanto godetevi i consigli di Margaret (tradotti da Alessandra Sciamanna), poi vi raccomando anche tutto il resto. Lo trovate qui, con tutti i dettagli su come ricevere l’edizione cartacea o quella digitale.

ADA Lab

  • January 5, 2012 11:37 pm

Nell’ultimo post ho accennato a un progetto nascente, ormai mi tocca proprio descriverlo, tanto più che ci abito dentro e che l’ho inaugurato assieme a una ventina di amici cari, che la fase di beta testing è superata e che quindi non posso continuare a far finta che non esista.

Devo ammettere che dopo due anni di preparativi ho ancora qualche riserbo a scriverne, e a volte persino a parlarne, perché oltre a trattarsi di un progetto si tratta anche di una cosa fisica, di una casa che ho potuto affrontare come se stessi immaginando la grafica di un libro solo finché non ho percepito la sua fisicità, abitandola assieme a varie altre persone.

Di casa mia ho già raccontato, della precedente, del suo orto e della sua cucina, ma stavolta il posto dove abito c’entra marginalmente, perché quello che conta è il resto, l’altro luogo, quello al pianterreno, uno spazio, o anzi due, che spero siano sociali e aperti come due anni fa la Corte del Deposito95.

Lo spirito che aveva animato la Corte non si è dissolto dopo lo sfratto, anche grazie alla presenza in città del laboratorio di Elemento di Disturbo, e ora chi vuole sperimentare con le autoproduzioni culturali, tecnologiche, artigianali, culturali, orticole e chi più ne ha più ne metta, avrà almeno due posti in cui ficcare il naso in zona.

Così lo spirito della Corte, dopo un anno e più di riflessione e con qualche cambio di prospettiva, si stabilisce da ADA Lab: uno spazio con un bed&breakfast bioveg e con un infoshop/hacklab aperto alla condivisione di tecniche e saperi in un’ottica di autogestione e sperimentazione.

ADA Lab ha un sito, uno spazio su Twitter e dei progetti ambiziosi, da un laboratorio su Arduino a una rassegna sul postporno, da un corso di Linux per principianti alla presentazione di libri rilasciati sotto licenze libere fino alla creazione di un orto sinergico, e chi più ne ha più ne metta. Ma soprattutto ADA Lab è un luogo dove fare rete, per intessere relazioni fra sguardi critici e menti intraprendenti e per creare un frammento di mondo che appartenga a chi lo vive senza vincoli economici o linee di partito.

E poi ADA è Ada Byron, la prima persona che abbia mai scritto (a metà del XIX secolo!) un algoritmo per una macchina, la macchina analitica ideata da Charles Babbage, il difference engine che ha dato il titolo a uno dei pilastri dello steampunk, The Difference Engine di Gibson e Sterling, in italiano La macchina della realtà, un libro in cui Ada è un personaggio fondamentale (imperdibile questo fumetto dedicato a lei e a Babbage). In effetti ancor prima che avesse un nome o una forma, questa casa è nata nella mia testa come luogo steampunk, e a chi intitolare un laboratorio steampunk se non a Ada Byron, a questa programmatrice, a questa signora vestita di crinoline che parlava con una macchina di legno e ottone che nella sua vita non vide mai realizzata?

Per finire, ADA è anche un acronimo. Ognuno può scegliere come interpretarlo. A me un po’ di parole già vengono in mente: autogestione e autoproduzione, e antisessismo, antirazzismo, antisessismo, arrembaggio e anarchia per la A, decrescita e do-it-yourself, disordine, dissenso, detournement e diversità per la D. Ma ce ne sono molte altre: ADA Lab aspetta i suggerimenti di chiunque gliene vorrà dare.

Mary B. Dieci anni dopo – Un racconto

  • July 25, 2011 10:31 pm

In questi giorni i racconti e i commenti sull’esperienza traumatica di Genova 2001 sono stati tanti (questi per me sono stati fra i migliori): anche troppi per me, che per dieci anni ho schivato le narrazioni individuali, mie e degli altri. Mi sembrava che l’unico processo per far rimarginare le ferite, per andare avanti, fosse un processo di ricostruzione storica che evitasse le santificazioni e le banalizzazioni. Però a un certo punto (forse per via dello stesso strano magnetismo che ha avvolto gli eventi di quei giorni e che ha fatto andare molti di noi a Genova anche se già ci aspettavamo il macello), anch’io ho avuto improvvisamente il bisogno di narrare, prima di tutto a me stessa, per non perdere la memoria. Ho cercato di ricordare ogni momento, di ricostruire quelle ore in un filo narrativo coerente, ma la realtà non è mai un cerchio che si chiude come in un racconto. Per dire almeno qualcuna delle cose che avevo da dire, da ricordare, la mia storia da sola non bastava. Quando me ne sono resa conto le cataratte si sono aperte e le parole sono uscite tutte insieme. Ecco un racconto di Genova 2001, inventato fino a un certo punto.

Sto correndo più che posso, veloce quanto i miei polmoni asmatici mi concedono, in mezzo a quella che può essere definita una folla.

Il ragazzo con cui sono venuta mi stringe forte la mano per non perdermi, si preoccupa per me e non gli importa di essere rallentato dalle mie gambe, molto più corte delle sue e sicuramente meno allenate. Dovrei essergli grata, ma sotto il velo sconcertante della paura, provo fastidio. Dopo giorni di discussioni feroci, alla fine siamo venuti assieme, e io già mi aspetto i rimproveri: te l’avevo detto che ci andavamo a cacciare in un gran casino, che era molto meglio andarsene al mare. Ci ho messo un mese a fargli capire che sarei venuta comunque, a costo di scappare di nascosto. Lo so anch’io che l’aria è pesante, ma non te ne resti a casa al sicuro quando a pochi chilometri da te si fa la storia. Dopo una serie di sfuriate lui ha concluso che impedirmi di partire era improponibile e che il massimo che poteva fare era accompagnarmi. E ora eccolo qui, a scappare con me in una nuvola di lacrimogeni.

Un manipolo di agenti antisommossa si avvicina sempre di più. Cerco di lasciare la mano del ragazzo, in modo che almeno uno dei due possa fuggire. Lui mi riafferra e mi trascina in una strada laterale. Mi accorgo che alcune persone intorno a noi vengono strattonate fuori dalla folla e gettate a terra. Altre, il viso coperto con cappuccio e maschera antigas, si muovono più agilmente e gli sbirri non riescono a raggiungerle. Sono impacciati dai loro scudi, dalle uniformi ingombranti, e la folla blocca la loro corsa mentre questi ragazzi e queste ragazze svicolano tra i corpi paralizzati dal terrore, rinchiusi in massa in una trappola imprevista.

Hackers do it better!

  • June 16, 2011 11:10 pm

Anche quest’anno fervono i preparativi per l’Hackmeeting, l’incontro delle comunità digitali che dal 24 al 26 giugno popoleranno per tre giorni i grandi spazi e i rigogliosi giardini postindustriali del nEXt Emerson di Firenze con seminari, workshop, cavi, ciabatte, computer e marchingegni vari, per condividere conoscenze, saperi ed esperienze.

Non si comunicherà solo in linguaggio macchina, ma in molte lingue diverse, per parlare di informatica e comunicazione, ma anche di come affrontare la realtà con spirito hacker, cercando di identificare le sue regole per sovvertirle giocando e sperimentando. Quest’anno A/I ha compiuto 10 anni, il che significa che potrà festeggiare il suo decennale all’ultimo Hackit prima del 2012, assieme a molte altre realtà sue coetanee. E allora i discorsi degli hacker spazieranno tra la storia e questo apocalittico presente, ma senza mai smettere di mettersi in gioco, con sé stessi e con gli altri, come in questo video promozionale fantastico girato da Slavina, che prima o poi vorrei tanto conoscere.

O come sabato sera, quando presenteremo il nuovo numero di Ruggine esibendoci in un reading accompagnato da vari amici musicisti.

Coproduci Ruggine 3!

  • May 13, 2011 8:27 pm

Ruggine n. 3 è in stampa. A dire il vero, una prima tiratura minima è già uscita, per un’anteprima questo weekend a Firenze in occasione di Do It Your Trash 3.0, il festival sull’uso e il riuso dei rifiuti che si tiene da tre anni al nEXt Emerson e che è un’esperienza carica di contenuti e di emozioni, tanto che quest’anno rosico per non poterci andare.

Le copie inizieranno a girare per il mondo tra coproduttori e punti di distribuzione, ma intanto tutti possono prenotare una o più copie (e sono invitati caldamente a farlo per contribuire a finanziare il progetto) su Produzioni dal Basso o tramite un abbonamento.

Un altro sistema per sostenere il progetto Collane di Ruggine è Flattr, un servizio di micropagamento che permette di versare somme minime ai progetti che più ci piacciono. Per farlo, bisogna creare un account su Flattr.com e seguire le istruzioni, dopodiché, quando l’account è attivo basta visitare questa pagina e cliccare sul pulsante flattr. A proposito di Flattr, anche per questo blog ho creato un pulsante: consideratelo un esperimento, un gioco per vedere l’effetto che fa (oltre che, naturalmente, uno strumento che permette a me di finanziare altri progetti).

Per sapere di più su Ruggine e su come sostenere il progetto, visitate il blog di Collane di Ruggine.

Anna. Una storia di comune precarietà

  • March 18, 2011 11:15 pm

In questi tempi bui di angosce atomiche e missioni umanitarie, di molto rischio e troppa precarietà per mantenere veramente la calma, mi consolo scrivendo, fermando i pensieri impazziti sulla carta. Ecco quindi una storia che ho buttato giù dopo aver letto un altro racconto che mi ha riportato indietro a vecchie situazioni. Così da stasera ho qualche sassolino in meno nella scarpa. L’immagine del post l’ho scaricata da qui (c’è sia in spagnolo che in inglese: clicca su “Descargas” per trovarla).


 

Anna. una storia di comune precarietà

«Ah, vuoi aspettare, eh? Vediamo se è vero». Ghigno beffardo, le dita scivolano, il vestito troppo sottile.
Anna guarda il recinto del campetto di calcio deserto, il cielo troppo azzurro, passivo, impassibile. Dietro di lei la porta del ristorante è lontana, nascosta dietro un muro di cemento scrostato. Solo un uccello cammina sul filo della luce sopra la sua testa. Anna lo segue con lo sguardo, ma non ha la forza di scappare. E nemmeno di resistere. Alla fine se l’è voluta. Non c’è bisogno che glielo dicano gli altri. Se lo dice da sola.

Al Tufello, si è fatta portare, praticamente in campagna. Campi incolti, palazzi troppo lontani, Anna neanche lo sa, dove sta il Tufello. Quando è arrivata a Roma pensava di aver preso in mano il suo destino, le pareva di stare in un film. A New York con le torri gemelle, a Cinecittà con Alberto Sordi, al tavolo di un’osteria, assieme a Pasolini e a Laura Betti. Il centro del centro. La sua vita a quel punto doveva cambiare, per forza.
Quando era piccola i toni del nonno che parlavano dei parenti lontani glielo avevano fatto capire subito: se vai a vivere a Roma hai svoltato. Certo, anche quelli che stavano a Padova erano da invidiare. A Milano e a Torino no: lassù ci andavano solo i poveracci, a sgobbare nella nebbia con la schiena curva e gli insulti dei settentrionali, ma comunque bastava andarsene via dal paese e dal Sud per sistemarsi. Una certezza. Quando Anna era bambina.
In ogni caso, la certezza più grande era Roma: se arrivavi nella capitale voleva dire che eri qualcuno, per sempre. E allora potevi anche aiutare la famiglia, che ti mandava le mozzarelle e il vino buono una volta al mese dalla campagna.

Così alla fine a Roma Anna ci è andata, e si è sentita tutt’altro che svoltare. È da un anno che ci vive, e conosce solo la Linea B. Ci ha viaggiato solo in un senso: Rebibbia-Piramide, Piramide-Rebibbia. Poi il trenino per Ostia e nient’altro.
I primi giorni prendeva gli autobus apposta, per vedere il panorama, e ogni tanto si faceva pure due fermate a piedi, per guardare da vicino il Colosseo, i Fori Imperiali, piazza Venezia, correndo al lavoro.
Ma durava poco: il giorno dopo ricominciava il trantran, Anna scendeva le scale della metropolitana di corsa e si rituffava nel suo incubo quotidiano. Circondata da una calca di persone, si sentiva come nel deserto. Sfiorava giacche, braccia, zaini, borse della spesa, inciampava in cani e bambini, veniva trascinata dalla folla, controllava che nessuno le mettesse le mani addosso o in tasca, corpi su corpi su corpi. Ma le sembrava che nessuno potesse toccarla. Gettarla a terra sì, calpestarla, ma le mani, gli occhi, non esistevano, rifuggivano il contatto.

Contro la censura

  • January 21, 2011 8:02 pm

L’Assessore alla cultura della Provincia di Venezia vuole bandire dalle biblioteche pubbliche i libri dei firmatari dell’appello “pro-Battisti”. L’Assessore all’Istruzione del Veneto scrive a tutte le scuole della Regione per vietare (ma naturalmente si tratta solo di “consiglio”…) la lettura di questi autori.

Per la comunità dei lettori, questo è inaccettabile. Non c’entra per nulla il caso Battisti, ma il diritto di usufruire di qualsiasi libro, senza liste di proscrizioni stilate da amministratori che ignorano i limiti e doveri costituzionali degli incarichi pubblici da loro ricoperti.

La scuole e le biblioteche sono luoghi pubblici di confronto culturale. Difendiamole contro gli attacchi di qualsiasi potere censorio.

E non dico altro perché questo paese mi fa cascare le braccia, e perché, come dice anche Alberto Prunetti, deve farmi difetto la fantasia, dato che la mia paranoia fantapolitica non mi aveva mai spinto a pensare di poter finire a protestare contro una medievale censura libraria. E poi già hanno spiegato tutto quello che c’era di spiegare quiqui, e in tutti gli altri articoli segnalati su Twitter con l’hashtag #rogodilibri

Ora bisogna solo fare di tutto per mettere i bastoni fra le ruote a questo golpe sempre meno strisciante. Partecipiamo ai gruppi su GoodreadsAnobii, mobilitiamoci in tutti i modi possibili, cerchiamo di non far passare sotto silenzio questa iniziativa fascista.

Per seguire le notizie e la campagna, tenete d’occhio l’hashtag #rogodilibri su Twitter.

Alcuni dei libri che vogliono bandire


New thingGuerra agli umaniIl sentiero degli deistella del mattinoL'eroe imperfettoFree karma foodMi fido di teVogliamo tuttoI Furiosi.L'editoreTangenziali. Due viandanti ai bordi della cittàCamminando: Incontri di un viandante
Ribelli!TinaIn ogni caso nessun rimorsoArrivederci amore, ciao. Storia di una canaglia vol. 1Arrivederci amore, ciao. Storia di una canaglia vol. 2Le Irregolari - Buenos Aires Horror TourLa terra della mia animaIl Mistero di MangiabarcheIl fuggiascoLa verita dell' AlligatoreL'amore del banditoIl corriere colombiano
NordestNiente, Piu Niente Al Mondo: Monologo per Un DelittoArrivederci amore, ciaoPerdas de foguL'oscura immensità della morteAttenti al GorillaGorilla bluesLa Cura del GorillaRoma k.o. Romanzo d'amore droga e odio di classeNoi saremo tuttoNicolas Eymerich, inquisitoreLe catene di Eymerich
Metallo urlanteIl mistero dell'inquisitore EymerichCherudekIl collare di fuocoIN THE NAME OF ISHMAELDies IraeItalia de profundisHitlerMonsieur BovaryAncora dalla parte delle bambineNon è un paese per vecchieManituana
54AltaiMilanabadScritti di viaggio, di combattimento e di sognoLa ProsivendolaLa fata carabinaIl paradiso degli orchiCostretti a sanguinare: Romanzo sul punk 1977-84 (Underground)Lumi di punk. La scena italiana raccontata dai protagonistiLa banda BelliniAsce di guerraGomorrah

Contro l’indice dei libri proibiti. #nodonazzan no #rogodilibri

Se volete incollare le copertine dei libri sul vostro blog, leggete qui come fare (oppure se siete su Noblogs vi conviene selezionare direttamente le immagini su questo blog e ricopiarle nella finestra dell’editor dei post).